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La chiesa di Sant Efisio PDF Stampa E-mail

 IL B&B Charm Sardinia oggi vi porta a visitare una chiesa che si trova nel quartiere di Stampace uno dei quartieri più vecchi di Cagliari. La chiesa di S.Efisio si trova nel quartiere medioevale di Stampace, dal latino stare in pax ( stare in pace ), costruita probabilmente intorno al 430d.C. sulla grotta nella quale, secondo la tradizione sarebbe stato incarcerato il Santo prima del martirio a Nora. Nel 1538, quando la Confraternita del Gonfalone o di S.Efisio, con Bolla pontificia di Paolo III, viene riconosciuta Arciconfraternita, ossia Suprema, viene ampliata e due secoli dopo viene modificata e costruito l’oratorio.

 

             

La planimetria è semplice, sviluppa una navata unica, coperta da una volta a botte. Ha complessivamente sei cappelle, tre per lato, quelle di destra intercomunicanti tra di loro. La terza cappella a destra fu ampliata nel 1726 per ospitare l’oratorio della confraternita. La facciata è settecentesca, in pietra calcare intonacata. Il campanile a pianta quadrata risale probabilmente alla prima metà del XVI secolo. All’interno sono presenti altari marmorei policromi. L’interno è fasciato da paraste, la parte sporgente dei pilastri portanti, nelle campate e sulla sommità da trabeazione classiche, l’arredo marmoreo conferisce una forte impronta moderna, secondo la moda e il gusto della seconda metà del ‘700, vicino agli ornamenti liguri e lombardi, dovuti alla presenza di marmorari attivi nell’isola. In particolare l’altare maggiore e gli altari della prima, della seconda cappella a destra e della terza cappella a sinistra si devono a Giovanni Battista Franco e alla sua bottega, databili intorno all’ultimo quarto del XVIII secolo. Sull’altare maggiore, dentro un’urna dorata, sono conservate le reliquie del santo, che nel 1088 i Pisani avevano portato via da Nora, dov’era stata dedicata una chiesa al santo. Furono riportate in città nel 1886. Interessante è il ciclo delle soprapporte delle cappelle laterali a destra. Entrando dal portale della chiesa a destra si incontra la prima cappella, ove è conservata La Madonna del riscatto con due schiavi e San Bonaventura con tre confratelli, opera della fine del secolo XVIII di Francesco Costa, pittore genovese attivo in Sardegna che simboleggia la liberazione dei cristiani fatti schiavi da Diocleziano. Nella cappella di Sant’Efisio, la seconda, contenente anche il simulacro del martire, raffigurato nelle vesti di condottiero romano ma con baffetti e pizzetto di moda spagnolesca, che viene portato in processione il I° maggio, vi sono un’urna-sarcofago e il Ritratto di Giuseppe Serra, committente della cappella realizzate in olio su rame da Domenico Colombino. La terza ospita La Pietà e Cristo portacroce opere di Francesco Massa, databili tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Fra i dipinti che la chiesa conserva sono da segnalare  Sant’Agostino nello studio di Domenico Colombino, collocato nella parete destra della navata, presso l’ingresso, San Giuseppe con Bambino attribuito allo stesso autore, collocato nella parete sinistra presso l’ingresso. Nella prima cappella sinistra si trova il dipinto della Madonna della Salute con il Bambino fra i Santi Cosma e Damiano, opera attribuita a Sebastiano Scaletta. Essa è distesa all’interno del simulacro, ha gli occhi socchiusi e i piedi nudi ed è rivestita di una candida veste orlata di pizzo. La terza ed ultima cappella a destra è la più ampia, presenta sullo sfondo un altare con una statua del Cristo crocefisso in cartapesta, risalente al XVII secolo, perfettamente conservata ha resistito agli attacchi del tempo. L’ultima cappella a sinistra è quella dell’Ecce Homo, il busto ligneo del Cristo crocefisso con la corona di spine sul capo, databile sempre intorno al 1600. Ai lati dell’altare ci sono due tele recenti, del 1657, di Battista Scano, rappresentano il martirio di S. Efisio e la sua glorificazione. In alto a destra e a sinistra dell’altare sono  rappresentate le immagini degli unici due pontefici sardi, Ilario ( 461-468 d.C. ) e Simmaco ( 498-514 d.C. ) Sollevando lo sguardo sul soffitto, al centro della chiesa, è appesa la bellissima tela della folgorazione, dove  Efisio sul suo cavallo bianco viene raggiunto da un fascio di luce proveniente dal cielo che gli imprime una croce sul palmo della mano destra. Della statua del Santo esistono altre due copie, una è quella conservata nella stanza del cocchio “ a cui si accede dalla piazzetta della chiesa. E’ una statua lignea scolpita da Giuseppe Antonio Lonis, che viene portata in processione il lunedì di Pasqua sino alla Cattedrale, in ricordo di un altro avvenimento  in cui il santo intervenne provvidenzialmente, l’attacco francese alla città di Cagliari del febbraio 1793. Questo evento è rappresentato da un piccolo quadro subito visibile all’ingresso sul lato sinistro, al di sotto del quale sono incastrate nel muro le originali palle di cannone della battaglia via mare dei gallici furoris adversus Calarmi “. L’altra è quella  che a Stampace chiamano S. Efis  Sbagliau,  perché tiene la palma simbolo del martirio sulla mano destra, invece che sulla sinistra come vuole la tradizione. Quest’ultima statua si lascia nella chiesetta di S.Efisio per tutto il tempo che la statua originale del seicento è fuori per i 4 giorni della processione.

        

 
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