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In cammino con Efisio PDF Stampa E-mail

Il Bed and Breakfast Charm Sardinia vi vuole portare a vivere gli scenari e suggestioni lungo il pellegrinaggio del Santo. Ti chiedo Signore, di difendere Cagliari dalle invasioni dei nemici, e ti prego affinché i cagliaritani abbandonino il culto degli idoli e dei demoni, e riconoscano te solo come vero Dio. Quanti fra di essi saranno colpiti da malattia e verranno dove giace il mio corpo, possano recuperare la salute. Nel pericolo del naufragio, nell’oppressione dei barbari invasori, nelle carestie e nella peste, possano, rivolgersi alla mia intercessione, essere liberati dai loro mali. Questa è la formula che il soldato romano Efisio pronunciò in punto di morte prima di subire il martirio ed è proprio da quel momento che ha avuto la origine il culto e la devozione dei cagliaritani e di tutti i sardi nei confronti del Santo che ad oggi può essere definito il più venerato di tutta l’isola, festeggiato ogni anno in occasione della sagra del primo maggio a lui dedicata.

    

Visitare Cagliari durante questa occasione, può costituire un motivo in più per immergersi in una realtà piena di sole e colore. Dal 1656 in città, si celebra la sagra di Sant’Efisio. Quasi quattrocento secoli di tradizioni ed emozioni per celebrare il soldato romano che, convertito al cristianesimo, ha diverse volte salvato Cagliari da pestilenze e attacchi da parte dei nemici. Un intercessione sentita e vissuta con un’immensa devozione non solo dai cagliaritani ma da tutti i sardi che ogni anno rinnovano il voto accompagnando il simulacro del Santo nel pellegrinaggio fino a Nora, luogo del suo martirio. A partire dal 1652 anno in cui Sant’Efisio salvò la città dalla peste, i consiglieri di Cagliari promisero solennemente di celebrare ogni anno una processione in suo onore accompagnando il simulacro del Santo verso il luogo del martirio, da Cagliari a Nora. Processione che si rinnova ogni anno con la stessa atmosfera, e per chi si trova in città, vedere questa manifestazione e viverla è una gioia per gli occhi ed un’emozione per lo spirito. Con un clima mite ed un sole sempre generoso, carri, cavalieri e gruppi in costume giunti da ogni parte dell’isola sfilano per le vie storiche della città ognuno portando i propri caratteristici costumi  e celebrando con gioia il rinnovarsi del voto per Sant’Efisio. E’ una festa mille e più colori fanno da scenografico contorno ad una mattinata vissuta intensamente, animata da una profonda fede ma anche da momenti puramente spensierati di festa e musica. Suoni di launeddas accompagnano il cammino e petali di rosa ( sa ramatura ) coprono come tappeti i grigi lastroni della Via Roma. Prima di mezzogiorno la sagra ha inizio e il simulacro del Santo dopo una messa solenne celebrata nella chiesa stampacina a lui dedicata lascia la chiesa per iniziare il cammino verso il luogo del martirio. Lo accompagnano tre squilli di tromba eseguiti da un picchetto armato.  L’Alter Nos, rappresentante della municipalità cagliaritana assicura il corretto svolgimento della festa e quando il cocchio arriva nella Via Roma, davanti al palazzo municipale, suonano le sirene delle navi ed uno scrosciante e continuo applauso rende onore al Santo. La teca del cocchio viene aperta per pochi istanti e i fedeli possono lasciare un ex voto o invocare il Santo per una nuova intercessione. E’ un momento di profonda e sentita commozione, col sottofondo inconfondibile delle launeddas. Un tripudio di suoni e colori saluta il Santo che dopo la sosta davanti al Palazzo Civico si prepara a lasciare la città per intraprendere il cammino verso il suo martirio. Ma che fine fa il simulacro del Santo quando verso le due del pomeriggio lascia la città? Il suo cammino prosegue per tre giorni fino a raggiungere Nora, luogo del suo presunto martirio. Sono tre giorni in cui i fedeli accompagnano il Santo tra feste d’accoglienza e celebrazioni in suo onore che vengono officiate nei paesi situati lungo il percorso per giungere a Nora, il Villaggio dei Pescatori di Giorgino, Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro e Pula. Le tappe extracittadine toccate dal Santo  sono l’occasione per vivere momenti sconosciuti ai più, per essere rapiti da una più profonda ed intima fede e devozione nei confronti del Santo ma anche per conoscere le bellezze del territorio, per scoprire la storia, l’ambiente. le suggestioni e le peculiari caratteristiche.  Il viaggio fino a Nora si snoda attraverso l’arteria stradale della “ Sulcitana “, la strada statale 195. In questo percorso tante sono le realtà culturali e naturalistiche che possono affascinare e catturare l’attenzione. Il cammino del Santo inizia a Giorgino, lo storico Villaggio dei Pescatori cagliaritano. Percorrendo il viale la Playa e salendo sul ponte della Scafa, in cinque minuti si giunge nei pressi del complesso che ospita la prima sosta del Santo che qui viene spogliato dagli abiti della festa per indossare indumenti più modesti e monili meno preziosi. Il cocchio trainato dai buoi viene ospitato presso la cappella della famiglia Ballero dove viene officiata una breve celebrazione. Questa piccola cappella, insieme alla corte dedicata al Santo sono risalenti al periodo seicentesco. Nella cappella, la cupola ottagonale è decorata e presenta una semplice facciata con campanile a vela. Il pavimento interno è dipinto a mano, mentre l’altare risale a linee settecentesche. Una volta lasciato il Villaggio dei Pescatori, il cocchio prosegue il suo cammino verso il paese di Capoterra. Qui il paesaggio riserva un ambiente fisico di grande importanza, la Laguna di Santa Gilla, zona umida costiera più grande di tutta l’isola che fiancheggia la strada statale 195 per un buon tratto del suo percorso. Estesa per quattromila ettari, è un importante crocevia delle migrazioni di volatili di varie specie tra l’Europa e l’Africa e costituisce un ecosistema complesso caratterizzato dalla presenza di acque salate, salmastre e dolci. La laguna è meta quotidiana di numerosi appassionati, che armati di binocoli e macchine fotografiche si fermano ad osservare con occhio indiscreto le bellissime specie che animano le acque nei periodi invernali. Sono presenti oltre 30/40.000 abitanti appartenenti a 65 specie diverse. I fenicotteri rosa dipingono le acque con i loro colori ma non mancano folaghe, gabbiani reali, cavalieri d’Italia,pettegole, polli sultani, falchi di palude e il falco pescatore. Di grande impatto è l’orizzonte panoramico che si distende davanti agli occhi, i monti più meridionali del Basso Sulcis con le loro forme sinuose e possenti e un mare cristallino pieno di storia e suggestione formano un quadro  di impressioni suggestive. In questo panorama mozzafiato, una cima montuosa che merita sicuramente più attenzione delle altre è quella di Monte Arcosu con la sua ricca foresta di tremila ettari acquistata dal WWF Italia. Nella riserva è presente uno degli ultimi habitat del cervo sardo. Si possono intravedere all’alba mentre si avvicinano timorosi ai pascoli oppure al tramonto, quando si radunano insieme. Il cervo è in buona compagnia nell’oasi, cinghilai, gatti selvatici, grifoni, ghiandaie marine, picchi, corvi imperiali, falchi pellegrini e poiane. I boschi, la macchia, gli alberi, i torrenti, le fioriture della lavanda selvatica, dei cisti, dei corbezzoli, delle eriche, dei mirti esplodono in primavera per alternarsi nelle stagioni successive in un turbinio di colori e profumi. Non mancano i sentieri per accompagnare il visitatore fra le bellezze dell’Oasi. Contattando la cooperativa che si occupa della gestione della riserva è possibile programmare giornate di natura. Proseguendo verso sud si entra nel territorio comunale di Capoterra, paese di epoca romana che conta oggi un altissima densità demografica. Quando il Santo giunge a Capoterra, paese di cue è anche patrono, viene officiata una messa in suo onore presso la chiesetta di Su Loi. Di notevole  valore storico-culturale nel territorio di Capoterra sono le  numerose testimonianze risalenti al periodo nuragico, nonché quelle di epoca romana e medievale. Un monumento che merita grande attenzione è sicuramente la chiesa di Santa Barbara de Montes situata sulle pendici orientali dei monti di Capoterra e facilmente raggiungibile seguendo le indicazioni dopo aver lasciato la strada statale 195 all’altezza del bivio Poggio dei Pini. Chiesa di epoca romanica, ultimata nel 1280 è situata in una zona meta di romitaggio fin dai tempi più remoti. In questo luogo dove è attestata anche la presenza di un convevto, si trova l’unicsa testimonianza in Sardegna dei monaci brasiliani che con tutta probabilità edificarono la cappella situata a cinquanta metri dalla chiesa  e che secondo la leggenda sarebbe il luogo in cui Barbara, martire e vergine cagliaritana, vissuta trent’anni trovò la morte. Sarebbe infatti  stata decapitata durante la persecuzione contro i cristiani. La testa della Santa cadendo a terra avrebbe fatto sgorgare una sorgente presente ancora oggi. La peculiarità della chiesa è costituita dai numerosi alloggiamenti per bacini ceramici nella facciata, testimonianza di contatti con elementi islamici  e ispano/moreschi. La festa in onore di Santa Barbara si svolge ogni anno l’ultima domenica di giugno. Con un lungo e faticoso pellegrinaggio il simulacro della Santa viene portato dalla chiesa patronale di Sant’Efisio di Capoterra presso la chiesa campestre dove si celebrano i riti religiosi e civili. Lascito il territorio di Capoterra, il paesaggio cambia, il mare si allontana e le montagne diventano protagoniste con nude e levigate rocce scolpite dal vento, fitti boschi di sugherete, olivastri e ginepri e una macchia mediterranea varia e colorata ricca di corbezzoli, lentischi. Lasciando paesaggi di incantevole bellezza il cocchio del Santo arriva in territorio di Sarroch. Qui proseguendo lungo la Sulcitana, estese vallate assumono differenti colori secondo la stagione, dalla terra scura appena smossa dall’aratro a distese di verdissimi prati ai gialli accesi fiori nelle primavere isolane. Tra bellezze del territorio proprio lungo la vecchia arteria stradale si trova la villa e tenuta agricola d’Orri di proprietà dei marchesi Manca di Villahermosa. Qui il Santo compie la seconda tappa del suo cammino ormai dalla fine del XIX secolo. Il simulacro del Santo viene portato nella cappella privata di famiglia dove viene officiata una breve funzione religiosa. La villa venne edificata nei primi anni del XIX secolo quando venne acquistata dai Marchesi di Vallhermosa. Fu proprio il marchese Stefano Manca di Vallehermosa a curarne la costruzione rendendola un’importante centro culturale e familiare che divenne anche residenza estiva dei Savoia. Proseguendo il suo cammino a tarda notte il cocchio col Santo giunge all’ingresso del paese di Sarroch dove accolto da devoti festanti e dalla banda del paese viene accompagnato fino alla chiesa di Santa Vittoria dove dopo una celebrazione in suo onore, sosta per una notte. Il territorio comunale di Sarroch venne abitato fin dal periodo nuragico, come testimoniano i numerosi nuraghi presenti.. Tra i più famosi e meglio conservati  sono sicuramente il NuragheSa Domu e S’Orku “ e il complesso nuragico di “ Antigori “, all’interno del quale sono stati ritrovati frammenti di ceramica micenea databili tra la fine del XIII secolo e l’inizio dell’XI secolo a.C. La patrona del paese Santa Vittoria vergine e martire, i festeggiamenti in suo onore si svolgono la terza domenica di settembre.  All’interno della parrocchiale di Santa Vittoria, è presente un acquasantiera con tetramorfo realizzata intorno alla prima metà del XII secolo e vi sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti, il toro di Luca, il leone di Marco, l’angelo di Matteo, e l’aquila di Giovanni. Una volta lasciato il paese di Sarroch la mattina del due maggio, il cocchio trainato dai buoi prosegue verso Villa San Pietro viene officiata una messa in suo onore. Villa San Pietro si trova hai piedi del monte Punta Cresia ed è situato lungo il percorso della statale Sulcitana 195. è un paese di origine romana e durante il Medioevo era annesso al Giudicato di Cagliari con il nome di San Pietro. Di notevole interesse all’interno del paese a pochi passi dalla “ Sulcitana “ è la chiesa romanica di San Pietro Apostolo. Edificata intorno all’ultimo quarto del XIII secolo è ad aula mononavata con abside orientata a copertura lignea. Un campanile a vela e un grande oculo sono sopra il portale d’ingresso. I festeggiamenti in onore del santo patrono si svolgono l’ultima domenica di giugno con divertimenti popolari, bancarelle di dolciumi, gare poetiche e fuochi d’artificio. Dopo aver lasciato Villa San Pietro, il giogo dei buoi con il simulacro del Santo verso mezzogiorno arriva a Pula, detto Su Rondò sono presenti la municipalità di Cagliari  e i rappresentanti della confraternita. Qui l’Alter Nos con una cerimonia ufficiale consegna la festa e il Santo nelle mani del sindaco del paese. Il cocchio, accompagnato da una folla festante con uomini a cavallo e donne in costume giunge nella chiesa di San Giovanni Battista dove viene celebrata una messa. Verso il tramonto dopo l’ultima messa celebrata un paese il simulacro prosegue in processione verso Nora.  Il territorio del comune di Pula fu abitato fin dal periodo nuragico come attestano le varie testimonianze archeologiche. Percorrendo la strada che porta verso il mare una visita è d’obbligo alla zona archeologica di Nora, situata ai piedi di un promontorio dal quale si dipartono due bracci verso il mare, la punta Coltellazzo e la punta dei Serpenti. La documentazione più antica per la città di Nora è la stele in arenaria risalente al IX secolo a.C. dove per la prima volta in alfabeto fenicio è menzionato il nome della Sardegna. I fenici si insediarono nel territorio scegliendolo per i suoi facili approdi e per la vicinanza con le coste africane. La città divenne così fulcro dei traffici commerciali nel Mediterraneo. Divenuta punica, Nora assunse splendore e ricchezza. Con la conquista da parte dei Romani nel 238 a.C. la città conobbe dapprima una continuazione di quelli che erano stati i parametri di vita punica e solo in età imperiale si provvide ad una sua completa ristrutturazione urbana ed architettonica con la costruzione di edifici termali, del foro, dell’anfiteatro, purtroppo oggi non visibile, e del teatro, unico esempio conosciuto in Sardegna. La zona archeologica è meta ogni anno di un cospicuo numero di visitatori che uniscono il sole alla cultura. All’interno di Pula è presente il museo archeologico “ Patroni “ dove sono presenti numerosi reperti rinvenuti nel sito di Nora. Di grande importanza oltre agli scavi all’interno del territorio comunale è la chiesa di Sant’Efisio di Nora è l’ultima tappa del Santo verso il luogo del suo martirio. La tradizione vuole infatti che il soldato Efisio  venne decapitato nei pressi della torre del Coltellazzo, lungo il litorale. L’arrivo di Sant’Efisio a Nora è accolto con grande gioia. Bancarelle di dolci petali di rose sulle strade e folle di devoti salutano il Santo. Qui il simulacro viene tolto dal cocchio e portato all’interno della chiesa a lui intitolata dove a tarda notte viene officiata la messa. Dopo una notte trascorsa nella chiesa che ospita le sue spoglie, dalla mattina successiva, e per tutta la giornata  del tre maggio, numerose sono le celebrazioni che si susseguono. Alle undici una quanto suggestiva messa viene officiata tra i ruderi della città antica di Nora, mentre all’imbrunire il santo viene portato a spalla in processione lungo la spiaggia fino alla torre del Coltellazzo. Un silenzio quasi innaturale accompagnato da un continue preghiere rende questo momento pieno di suggestione. A tarda sera il Santo procede a ritroso verso Pula dove sosta per l’ultima notte. La città di Cagliari sta per riappropriarsi del Santo venerato. Dopo una santa messa mattutina presso la chiesa di San Giovanni Battista di Pula il Santo viene riportato nel cocchio e percorre a ritroso le tappe del suo cammino verso Cagliari. Al calar del sole, il quattro maggio, in un compito silenzio e con una religiosità più intima rispetto a quella del primo maggio il santo rientra in città, tra applausi, lanci di fiori e commozione. Efisio, il Santo di tutti è tornato a casa.

  

    

 
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