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Cinque ettari di verde tra le vestigia romane dove prosperano migliaia di specie vegetali.

 

   

La visita all’orto Botanico di Cagliari rappresenta per noi non solo una tappa importante nello studio della Botanica, ma anche un’occasione suggestiva per conoscere meglio la storia della nostra città. Un motivo in più che ci ha spinto a dare un contributo per la valorizzazione di questa importante risorsa, che abbiamo imparato ad amare e che è ritenuta da tutti noi “un gioiello nella nostra città”. Il regno di ficus e palme si apre al centro della Cagliari romana, tra l’anfiteatro di pietra e la villa del poeta-cantore Marco Tigellio Ermogene, conosciuta come “ Villa di Tigellio”, in una vallata dal clima mite chiamata Palabanda; questa fu teatro nel 1812 di una congiura che mirava a rovesciare il trono di Vittorio Emanuele I e che fallì nel sangue. Uno dei promotori, l’avvocato Salvatore Cadeddu, proprietario dell’area, fu arrestato e impiccato. Da quel momento in poi Palabanda diventò malfamata, quasi ai margini della città che cominciava ad espandersi. All’interno dell’orto, vicino alla vasca centrale, una lapide apposta nel 1992 ricorda questo tragico episodio. Oggi è uno degli angoli più piacevoli, soprattutto per la presenza dell’orto botanico, racchiuso tra le vestigia romane, alcune facoltà universitarie e l’ospedale costruito da Gaetano Cima nel 1844 in quella che allora si chiamava “ s’arruga’e monti”, la strada del monte. In questa  piccola valle, dove il maestrale non riesce a insinuarsi, rari esempi di “archeologia” botanica si affiancano alle testimonianze del passato: il cipresso calvo, originario del Nordamerica, e il pozzo romano, detto anche libarium, dove si rinfrescavano gli attori che si esibivano nell’anfiteatro; ma anche l’albero della fiamma, di origine australiana, che fiorisce ogni quattro-cinque anni e il suggestivo calidarium, detta anche grotta Gennai, lungo 15 metri. Oppure la maestosa euforbia delle Canarie, che occupa una superficie di centro metri quadrati ed è considerata la più grande d’europa, e la cisterna a damigiana scavata nella roccia, ultimo tratto di un acquedotto romano che portava l’acqua da Villamassargia. L’orto ha superato da tempo il secolo di vita. La sua inaugurazione ufficiale infatti risale al 1866. Alle spalle ha una storia abbastanza travagliata: un primo tentativo era naufragato già nel 1762-69 a “ Su Campu de su Re “, non lontano dalla sede attuale degli uffici comunali in via Sonnino. Le cause del fallimento? Le ristrettezze finanziarie, la natura del terreno, la lontananza dalla sede dell’università. Il tentativo fu ripreso dalla Reale società economica e agraria di Cagliari, sorta nel 1804, in un’area nei pressi di Via Eleonora D’Arbore, dove la lunga permanenza di un campo sperimentale ha dato luogo a un toponimo, “ Sa Bottanica “ nome odierno di una strada. Nel 1818 il direttore don Efisio Muscas intrattenne il corpo accademico per illustrare le varie specie di alberi e arbusti arrivati da Napoli. Ma  la soluzione di Sa Bottanica non si rivelò soddisfacente. Nello stesso tempo, a venti silometri di distanza, a Sarroch, si stava formando sotto la direzione di don Stefano Manca, presidente della Reale società, un’azienda agraria dove venne creato un grande vivaio, il primo in Sardegna. Tuttavia dovette trascorrere quasi mezzo secolo prima che si inaugurasse l’orto botanico. Fu  Meloni Baylle, docente di scienze naturali, a proporre all’università di acquistare il terreno in Viale Fra Ignazio per impiantare la “ fabbrica “ di verde. L’area di Palabanda, servita da un pozzo romano, era stato ben coltivata a orto dai Gesuiti, i quali nel 1778 lasciarono il fondo che passò al Regio patrimonio. La valletta fu abbandonata finché non passò all’avvocato Cadeddu che la trasformò in vigneto. Qui fu ordita la congiura che portò a morte Cadeddu e i suoi amici. Solo il 15 novembre 1866 il professor Patrizio Gennari poté annunciare al senato accademico l’inizio ufficiale dell’attività dell’orto Botanico che coadiutore Giovanni Canepa, trasferito da Genova, aveva cominciato a costruire dal 1884. Arrivarono subito 49 piante esotiche, originarie di vari continenti, le altre 57 si aggiunsero negli anni successivi: dieci appartenevano al genere Eucalyptus, allora ritenuto interessante per le applicazioni agro-forestali. L’attività si ampliò. Stavano intanto sorgendo anche le prime associazioni di agricoltori, i “Comizi Agrari  furono forse loro a convincere Gennari,  col supporto del ministero dell’agricoltura, ad avviare sperimentazione  su cottone, tabacco, papavero, mais. Il lavoro di questi anni fu subito sintetizzato da Gennari nella prima Guida all’orto botanico della Regia Universale di Cagliari. Nel 1885 uscì il primo Index seminum, l’elenco dei semi di specie vegetali, anche spontanee, che potevano essere scambiati con altre istituzioni. Nel 1901, le gelate misero a dura prova le 430 specie viventi nell’orto. L’elenco dei “ caduti “ fu redatto con scrupolo dal professor Cavara:  defunti gli esemplari di 36 specie, gravemente danneggiati quelli di 89, solo lievemente quelli appartenenti ad altre 68.  Oggi l’orto gode di buona salute! Si è trasformato in una vivace palestra didattica, oltre che in luogo piacevole dove trascorrere alcune ore in mezzo al verde. Attualmente vanta duemila specie al settore dedicato alle piante mediterranee si affiancano quello tropicale e quello delle piante succulente. Una fila alte lagunarie lungo il muro di confine ne segna l’ingresso. Sono tanti  gli esemplari ormai centenari, a cominciare dalla cornice di palme nane subito dopo il cancello, già  presenti  nel 1874. Lungo il viale centrale, un giovane soggetto dell’Argentina Chorisia speciosa   ( “ palo borracho “, palo ubriaco ), con il tronco rigonfio, irto di aculei. Poco dopo, si può fare conoscenza con tre annosi esemplari della rara specie nord americana  Maclura pomifera, dotato di un legno robusto e flessibile. Da qui, volgendo lo sguardo verso l’ospedale, si nota l’unico albero Sterculia acerifolia, spettacoloso nelle sue rare irregolari fioriture in rosso, denominato proprio per questa caratteristica “ albero fiamma “. Da segnalare anche un ottimo Ficus retusa, vecchia conoscenza di Cagliari, se ne contano infatti 1300 esemplari, in particolare in Viale Morello, Viale Trieste, Piazza del Carmine, mentre  dal lato opposto la maestosa chioma di Ficus magnolioides, presente da un secolo in vari spazi della città. Poco dopo lo stretto ingresso della cisterna punico-romana scavata nel calcare e la grande scalinata, si arriva alla cava, anch’essa punico-romana, occupata in grande parte da un importante Ficus Magnolioides: è uno degli angoli più suggestivi dell’orto botanico che conserva le tracce di un sistema idrico collegato con la chiesa della Santissima Annunziata. Ancora un felice connubio tra l’archeologia umana e quella botanica: le testimonianze dell’uomo di due-tremila anni fa confuse con quelle dei campioni verdi che hanno largamente superato il secolo di vita . Da segnalare poi l’area-deserto, sormontata da una piccola serra di acclimatazione, con un’ampia collezione di piante grasse. Infine, ecco il palmeto, che occupa una superficie di quattromila metri quadrati: una collezione che si è formata nel tempo, la più ricca di tutta la Sardegna. Sono presenti infatti una sessantina di esemplari di ben sedici specie, provenienti da vari parti del mondo. Oggi l’orto botanico è davvero parte della città. Ma non sempre è stato così: spesso infatti i rapporti sono stati di reciproca estraneità. E’ drammatico il ricordo delle condizioni di abbandono in cui viveva anche a metà degli anni Cinquanta, a causa soprattutto delle ferite di guerra: per esempio dal ’42 al ’44 vi si insediò un battaglione di cavalleria che trovò rifugio nell’enorme cisterna a forma di damigiana. In questi anni i cantieri di rimboschimento del Ministero del Lavoro si alternarono, quasi senza interruzione, per rimettere in sesto l’impianto indimenticabile notevolmente: l’intervento finanziario e la maturazione culturale dell’amministrazione comunale, la partecipazione concreta di associazioni culturali ed ecologiste hanno contribuito alla rinascita di questa grande fabbrica verde.

    

 
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